La Corte del Ciliegio: come e perché è nata e cosa vorremmo che fosse

L’idea dell’amministrazione comunale sotto la quale è stato pensato il progetto della Corte era quella di realizzare una struttura pubblica, rispettosa dell’abitato circostante, comprendente sia un parco, sia un edificio; tale struttura avrebbe dovuto ospitare manifestazioni culturali di vario tipo (vernissage, incontri con l’autore, lettura di libri e di giornali, ecc.) e avrebbe potuto trasformarsi, nel giro di pochi anni, in un’emeroteca, ossia in un luogo ove i cittadini potessero recarsi, anche quotidianamente, per leggere gratuitamente giornali e riviste, scambiarsi pareri e opinioni, magari consumando qualcosa al punto di ristoro.

Al progetto fu assegnato il nome “Il segno, il simbolo: la Corte del Ciliegio”; l’architettura della struttura, con il suo porticato, voleva riproporre la tipica corte lombarda, che, come sappiamo dai racconti dei più anziani, è stata da sempre, nel nostro territorio, luogo privilegiato di aggregazione sociale. Un luogo, la corte, silenzioso al mattino, ma che si anima con il passare delle ore e ritorna silenzioso al tramonto, ad eccezione di qualche sera d’estate quando ci si ritrova tutti insieme per passare qualche ora di serenità; la Corte del Ciliegio avrebbe dovuto seguire tali ritmi: essere un polo di aggregazione che i cittadini avrebbero potuto utilizzare per trascorrere il tempo libero.

Nel tempo la sua funzione originale si è persa e la Corte del Ciliegio è diventata una struttura che deve produrre un utile economico da destinare poi a iniziative culturali: un circolo vizioso. Secondo questa logica essa è si è trasformata in un luogo la cui funzione principale è fornire servizio bar e cucina, e solo in secondo ordine, spazio per manifestazioni quasi esclusivamente estive promosse dall’ Assessorato alla Cultura o da associazioni. Così si è stravolta la sua funzione originale.

Speriamo che la nuova amministrazione voglia muoversi in modo diverso dal passato, restituendo alla Corte del Ciliegio la funzione per la quale è nata; essa dovrebbe diventare, a nostro parere, una struttura votata alla produzione permanente di cultura e proprio da questa sua funzione deriverebbe la sua redditività. Certo, il punto bar e il parco attrezzato con giochi per bambini non devono essere dimenticati, anzi. Oltre a questi servizi, tuttavia, pensiamo sia necessario attrezzare gli spazi pubblici con quotidiani e riviste; pensare magari all’organizzazione di un archivio con documenti sulla storia locale; e soprattutto, sfruttare la Corte come luogo per la realizzazione di eventi culturali di vario tipo.

 

 

 

 

 

 

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  1. MC
    4 agosto 2011 alle 17:12

    Potrebbe essere l’inizio per “ripensare” la riqualificazione di tutte le strutture (spazi chiusi e aperti) pubbliche sottoutilizzate, mediante l’attivazione di un programma integrato di riuso dei nodi strategici di interesse colletivo, e la creazione di una serie di funzioni per attrarre anche nuovi operatori e nuovi servizi capaci di creare occasioni di aggregazione e generare così anche una nuova economia ed una nuova ricchezza per il territorio cittadino. La risposta a questa criticità può venire da una azione di sistema, privilegiando la logica di “area dei servizi” che guardi senza preclusioni a tutte le organizzazioni di imprese e operatori (ricreative, di servizi, culturali, ecc.) in grado di esprimere capacità di rinnovamento. Elaborare, quindi, un progetto condiviso per l’economia dei servizi in città, coordinando strategicamente le concrete azioni di attuazione. E’auspicabile, pertanto, un metodo di confronto strutturato e permanente tra amministrazione, organizzazioni e cittadini (destinatari finali degli interventi, che rappresentano un partner fondamentale in termini di progettualità e risorse) che consenta di definire soluzioni concertate e non episodiche, andando oltre la logica del singolo sito, affrontando e risolvendo più nodi strutturali, di interesse comune, e questioni, estese nel lungo periodo. La realizzazione di quanto indicato in tema di ambiente, di sviluppo ed occupazione, di infrastrutture, avrebbe indubbie conseguenze sulla città, rendendo necessario un disegno di ricucitura urbana per il quale il centro abitato (che non esiste) dovrà, evidentemente, relazionarsi con le aree destinate ai servizi. Infatti, nel ridisegno globale ed unitario della città e del suo territorio, che deve tenere conto, obbligatoriamente, anche dei servizi, e nell’ottica di un miglioramento complessivo della qualità della vita dei cittadini, occorre anche “individuare e creare” un centro cittadino, raccordato agli spazi di aggregazione, e che sia esso stesso luogo di unione, per far sì che il futuro sviluppo della città sia effettivamente ordinato, rispettoso dell’ambiente e delle persone e armonico nei punti vitali del tessuto sociale, economico, produttivo. È possibile coniugare sviluppo e rispetto dell’ambiente. La salvaguardia e la valorizzazione ambientale possono diventare elemento di ricchezza, per determinare, in prospettiva, lo sviluppo sostenibile del territorio e la creazione di nuova occupazione.

  2. MC
    4 agosto 2011 alle 18:28

    errata corrige
    collettivo e non colletivo

    • Anonimo
      23 ottobre 2011 alle 15:35

      Ho letto con interesse il contributo sulla nostra proposta di come utilizzare la Corte del Ciliegio.
      Ripensare alla riqualificazione di tutte le strutture pubbliche mediante un programma di riuso degli spazi aperti e chiusi in una logica di area di servizio e l’organizzazione di un “luogo” permanente di discussione e confronto tra i diversi soggetti attivi, sono idee e proposte pienamente condivisibili.
      L’Associazione Amiamo Castellanza nasce proprio con questo scopo, mettere a confronto idee, progetti e programmi per la città. Certo noi siamo uno dei tanti soggetti che si dovrebbero sedere attorno al tavolo per ragionare di come disegnare servizi e funzioni di interesse pubblico.

      Come implementare questa proposta ? le alternative sono almeno due. La prima, discutere l’argomento nella commissione urbanistica proponendo di aprirla al contributo di esperti e operatori. Temo che a parole la maggioranza sarà d’accordo ma nella pratica remerà contro , nella logica “non disturbate il manovratore”. Seconda alternativa, portare avanti l’iniziativa organizzando una conferenza programmatica con oggetto ” prime idee di come riutillizzare i nostri luoghi pubblici” e vedere se attorno convergono altri soggetti attivi della nostra comunità, per pungolare l’amministrazione ad aprire un tavolo ad hoc, attorno a questo argomento con tempi e modi concordati.
      Ne possiamo parlare magari lunedì 24 ottobre o in un’altra serata nella nostra sede temporanea presso l’Anpi.
      Fammi sapere.

  3. 19 febbraio 2013 alle 18:14

    I really speculate as to why you labeled this post, “La Corte
    del Ciliegio: come e perché è nata e cosa vorremmo che fosse La città delle persone”.
    No matter what I actually loved the post!Thanks for your effort-Dwight

  4. 9 giugno 2014 alle 16:42

    What’s up, just wanted to say, I enjoyed this blog post.
    It was helpful. Keep on posting!

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